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	<title>approfondimenti Archivi - Associazione Batticinque</title>
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	<description>Autismo e disturbi del neurosviluppo</description>
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	<title>approfondimenti Archivi - Associazione Batticinque</title>
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		<title>Quali Parole: parliamo di autismo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[silvia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 14:30:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[autismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.associazionebatticinque.com/quali-parole/">Quali Parole: parliamo di autismo</a> proviene da <a href="https://www.associazionebatticinque.com">Associazione Batticinque</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><h2 style="font-size: 50px;color: #47831B;text-align: center;font-family:Koulen;font-weight:400;font-style:normal" class="vc_custom_heading vc_do_custom_heading wpb_animate_when_almost_visible wpb_fadeInLeft fadeInLeft" >Le parole influenzano il modo in cui comprendiamo, rispettiamo e includiamo.</h2>
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element text-larger" >
		<div class="wpb_wrapper">
			<h4 style="text-align: center;">Scegliere un linguaggio corretto e rispettoso non è una formalità: è un modo concreto per costruire cultura inclusiva.</h4>

		</div>
	</div>
<div class="vc_row wpb_row vc_inner vc_row-fluid"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-6"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
	<div  class="wpb_single_image wpb_content_element vc_align_left">
		
		<figure class="wpb_wrapper vc_figure">
			<div class="vc_single_image-wrapper   vc_box_border_grey"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="800" height="2000" src="https://www.associazionebatticinque.com/wp-content/uploads/2026/04/infografica-quali-parole-verticale.jpg" class="vc_single_image-img attachment-full" alt="" title="infografica quali parole verticale" srcset="https://www.associazionebatticinque.com/wp-content/uploads/2026/04/infografica-quali-parole-verticale.jpg 800w, https://www.associazionebatticinque.com/wp-content/uploads/2026/04/infografica-quali-parole-verticale-120x300.jpg 120w, https://www.associazionebatticinque.com/wp-content/uploads/2026/04/infografica-quali-parole-verticale-410x1024.jpg 410w, https://www.associazionebatticinque.com/wp-content/uploads/2026/04/infografica-quali-parole-verticale-768x1920.jpg 768w, https://www.associazionebatticinque.com/wp-content/uploads/2026/04/infografica-quali-parole-verticale-614x1536.jpg 614w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></div>
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	</div>
</div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-6"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><style>.vc_btn3-style-gradient-custom.vc_btn-gradient-btn-6a50ba43bd8ed:hover{color: #000000;background-color: #D0D087;border: none;background-position: 100% 0;}</style><style>.vc_btn3-style-gradient-custom.vc_btn-gradient-btn-6a50ba43bd8ed{color: #000000;border: none;background-color: #B7DC9C;background-image: -webkit-linear-gradient(left, #B7DC9C 0%, #D0D087 50%,#B7DC9C 100%);background-image: linear-gradient(to right, #B7DC9C 0%, #D0D087 50%,#B7DC9C 100%);-webkit-transition: all .2s ease-in-out;transition: all .2s ease-in-out;background-size: 200% 100%;}</style><div class="vc_btn3-container vc_btn3-left vc_do_btn" ><button data-vc-gradient-1="#B7DC9C" data-vc-gradient-2="#D0D087" class="vc_general vc_btn3 vc_btn3-size-lg vc_btn3-shape-rounded vc_btn3-style-gradient-custom vc_btn-gradient-btn-6a50ba43bd8ed">PERCHE' IL LINGUAGGIO CONTA?</button></div>
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element text-larger" >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p><span style="color: #808000;"><strong>Le parole con cui parliamo di autismo evolvono insieme alle conoscenze e all’ascolto delle persone autistiche, che negli ultimi anni hanno portato il proprio punto di vista. Scegliere un linguaggio corretto e condiviso non è formalità: significa comunicare rispetto, creare comprensione e favorire inclusione.</strong></span></p>

		</div>
	</div>
<div  class="vc_do_toggle vc_toggle vc_toggle_arrow vc_toggle_color_orange vc_toggle_size_md"><div class="vc_toggle_title"><h4>Clicca qui per approfondire &quot;Perchè il linguaggio conta?&quot;</h4><i class="vc_toggle_icon"></i></div><div class="vc_toggle_content"><p><strong>PERCHÈ FARE ATTENZIONE ALLE PAROLE CHE USIAMO PER PARLARE DI AUTISMO?</strong></p>
<p>La terminologia cambia nel corso degli anni e cambia nei diversi ambiti in cui viene utilizzata: quello clinico, scolastico, sociale e familiare parallelamente alle nuove conoscenze e consapevolezze.</p>
<p>Parlare di autismo in modo corretto a primo impatto può sembrare complesso, in realtà un <strong>atteggiamento rispettoso, di apertura e ascolto</strong>, è spesso sufficiente per entrare in relazione con ciò che ci sembra tanto diverso, complicato o sconosciuto.</p>
<p>Negli ultimi anni molte persone autistiche hanno deciso di esporsi, di raccontarsi affinché tutta la società potesse conoscere meglio lo spettro autistico anche da un punto di vista nuovo, <strong>quello di chi l’autismo lo vive su di sè</strong>, e comprendere, tra le altre cose, quali parole sono più corrette, inclusive e rispettose delle persone autistiche e per quali motivi.</p>
<p>La nostra Associazione ha ritenuto fondamentale ascoltare e prendere in considerazione anche questo importantissimo punto di vista, che arricchisce ciò che conosciamo e ci permette di assumere nuove prospettive.</p>
<p>Pensiero e linguaggio sono fortemente interconnessi. Le parole ci permettono di esprimere ciò che pensiamo e al tempo stesso di costruire nuovi pensieri, diversi significati.</p>
<p>Inoltre, per capirci dobbiamo poter parlare la stessa lingua! Se alle parole “autismo”, “inclusione”, “neurodiversità” diamo significati diversi, le incomprensioni saranno inevitabili. Così come se per esprimere lo stesso concetto utilizziamo parole molto diverse.</p>
<p>Condividere le idee e le parole più rispettose possibili con cui esprimerle serve a creare ponti, ad aprire possibilità di comunicare, conoscersi, aiutarsi e crescere.</p>
<p>Un cambiamento di lessico all’inizio può sembrare una superflua forzatura, per questo è importante capire <strong>perché</strong> si preferiscono alcune parole ad altre: non per semplice formalità, ma perché hanno significati diversi.</p>
<p>Scegliere quali parole usare significa quindi <strong>scegliere quale messaggio comunicare</strong>, inoltre, pensiamo che abituandoci a leggere e ascoltare la terminologia corretta, questa potrà entrare naturalmente nel linguaggio collettivo, insieme alle idee che racchiude.</p>
</div></div><style>.vc_btn3-style-gradient-custom.vc_btn-gradient-btn-6a50ba43beb7f:hover{color: #000000;background-color: #B8AD66;border: none;background-position: 100% 0;}</style><style>.vc_btn3-style-gradient-custom.vc_btn-gradient-btn-6a50ba43beb7f{color: #000000;border: none;background-color: #EAEA85;background-image: -webkit-linear-gradient(left, #EAEA85 0%, #B8AD66 50%,#EAEA85 100%);background-image: linear-gradient(to right, #EAEA85 0%, #B8AD66 50%,#EAEA85 100%);-webkit-transition: all .2s ease-in-out;transition: all .2s ease-in-out;background-size: 200% 100%;}</style><div class="vc_btn3-container vc_btn3-left vc_do_btn" ><button data-vc-gradient-1="#EAEA85" data-vc-gradient-2="#B8AD66" class="vc_general vc_btn3 vc_btn3-size-lg vc_btn3-shape-rounded vc_btn3-style-gradient-custom vc_btn-gradient-btn-6a50ba43beb7f">IL PARADIGMA DELLA NEURODIVERSITA'</button></div>
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element text-larger" >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p><span style="color: #99cc00;"><strong>La neurodiversità descrive la naturale varietà con cui si sviluppa la mente umana, influenzata da fattori genetici e ambientali, rendendo ogni persona unica. Non esiste uno sviluppo “giusto”: tipico e atipico sono solo categorie utili, dentro una diversità che va riconosciuta e rispettata.</strong></span></p>

		</div>
	</div>
<div  class="vc_do_toggle vc_toggle vc_toggle_arrow vc_toggle_color_chino vc_toggle_size_md"><div class="vc_toggle_title"><h4>Clicca qui per approfondire &quot;Il paradigma della Neurodiversità&quot;</h4><i class="vc_toggle_icon"></i></div><div class="vc_toggle_content"><p>Il concetto di <strong>Neurodiversità</strong><strong> </strong>spiega la varietà del modo in cui la mente umana si sviluppa. Questo sviluppo è determinato da fattori genetici e da fattori ambientali, ossia gli stimoli a cui ciascuno di noi è esposto durante la vita e che permettono la maturazione di una mente che è unica, la nostra.</p>
<p>Questo concetto è il corrispettivo neurologico del concetto di “biodiversità”.</p>
<p>Ci permette di capire che lo sviluppo che chiamiamo “tipico” non è uguale per tutti e non è uno sviluppo “corretto”, è semplicemente uno sviluppo che ha caratteristiche <strong>più frequenti</strong> nella popolazione.<br />
Allo stesso modo, quando parliamo di persone a sviluppo “atipico” non ha senso pensare che siano uguali tra loro, e che quindi ciò che è vero o buono o efficace per una di loro, lo sia per tutte.<br />
Il contenitore di quelli che, per utilità, chiamiamo sviluppo “tipico” e “atipico” è sempre la neurodiversità: <strong>ogni persona è diversa, unica</strong> <strong>e questo va</strong><strong> </strong><strong>riconosciuto e rispettato</strong>, anche perché è ciò che rende la specie umana ricca di infinite risorse e potenzialità.</p>
</div></div><style>.vc_btn3-style-gradient-custom.vc_btn-gradient-btn-6a50ba43bef04:hover{color: #000000;background-color: #D0D087;border: none;background-position: 100% 0;}</style><style>.vc_btn3-style-gradient-custom.vc_btn-gradient-btn-6a50ba43bef04{color: #000000;border: none;background-color: #B7DC9C;background-image: -webkit-linear-gradient(left, #B7DC9C 0%, #D0D087 50%,#B7DC9C 100%);background-image: linear-gradient(to right, #B7DC9C 0%, #D0D087 50%,#B7DC9C 100%);-webkit-transition: all .2s ease-in-out;transition: all .2s ease-in-out;background-size: 200% 100%;}</style><div class="vc_btn3-container vc_btn3-left vc_do_btn" ><button data-vc-gradient-1="#B7DC9C" data-vc-gradient-2="#D0D087" class="vc_general vc_btn3 vc_btn3-size-lg vc_btn3-shape-rounded vc_btn3-style-gradient-custom vc_btn-gradient-btn-6a50ba43bef04">COS'E' (E COSA NON E') L'AUTISMO?</button></div>
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element text-larger" >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p><span style="color: #808000;"><strong>L’autismo è una forma di neurodivergenza, cioè un diverso modo di organizzarsi e svilupparsi del sistema neurologico, non una malattia né un difetto. Si parla di spettro autistico perché esistono caratteristiche comuni che però si manifestano in modi e intensità diverse in ogni persona.</strong></span><br data-start="541" data-end="544" /><span style="color: #808000;"><strong>Ogni persona autistica ha infatti un profilo unico, con bisogni, risorse e caratteristiche proprie.</strong></span></p>

		</div>
	</div>
<div  class="vc_do_toggle vc_toggle vc_toggle_arrow vc_toggle_color_orange vc_toggle_size_md"><div class="vc_toggle_title"><h4>Clicca qui per approfondire &quot;Che cos&#039;è (e cosa non è) l&#039;autismo?</h4><i class="vc_toggle_icon"></i></div><div class="vc_toggle_content"><p>L’autismo è un tipo di organizzazione neurologica che ha caratteristiche tali da determinare una peculiare condizione, un certo modo di essere.</p>
<p>Ogni persona autistica è diversa perché è una persona e in quanto tale la sua organizzazione neurologica è unica, come quella di ogni persona.</p>
<p>Le caratteristiche dell’organizzazione neurologica autistica sono diverse dalle caratteristiche di sviluppo neurologico più frequenti nella popolazione, ossia “di media”.</p>
<p>Per questo si parla di sviluppo tipico, quello che ha caratteristiche più frequenti, e atipico, con caratteristiche meno frequenti. L’autismo rientra tra le tipologie di sviluppo neuroatipico, ma non è l’unica condizione che rientra in questa categoria.</p>
<p>Si parla di <strong>spettro autistico</strong> per spiegare come le persone autistiche abbiano alcune caratteristiche comuni tra loro, ma queste caratteristiche sono presenti in ciascuna di loro in forme e livelli diversi, come per ciascuna caratteristica umana e combinandosi danno origine a profili unici, a persone uniche.</p>
<p>L’autismo non è un difetto dello sviluppo, è una neurodivergenza.</p>
<p>L’autismo non è una malattia, quindi non ha sintomi, ha caratteristiche.</p>
<p>Nella diagnosi di “Disturbo dello spettro autistico” o più aggiornata “Disturbi dello spettro autistico” la parola “disturbo/i” indica sia l’atipicità delle caratteristiche di sviluppo neurobiologico, sia le difficoltà che la persona nella condizione autistica può avere come conseguenza delle proprie caratteristiche e dell’interazione con il proprio ambiente di vita.</p>
<p>Non indica disturbo mentale.</p>
<p>La diagnosi di autismo distingue autismo di livello 1,2,3, che indica <strong>il livello di supporto necessario</strong> per garantire una buona qualità di vita (autonomia, apprendimento, autodeterminazione, benessere, realizzazione, ecc.) alla persona, in base alle sue caratteristiche.</p>
<p>Non indica il livello delle abilità cognitive, sociali o di linguaggio.</p>
<p>Non indica la “gravità” dell’autismo.</p>
<p>Non indica il funzionamento sociale della persona.</p>
<p>Essendo un modo di essere, l’autismo si può riconoscere sin dalla primissima infanzia, oggi la diagnosi di autismo viene fatta nei primi 3 anni di vita e ha lo scopo di offrire il sostegno adeguato alla persona autistica e alla famiglia, per prevenire e ridurre difficoltà e sostenere lo sviluppo del potenziale individuale, nonché accompagnare la persona autistica e la sua famiglia in un graduale percorso di conoscenza, consapevolezza e accettazione.</p>
<p>Tuttavia, la <strong>sensibilità diagnostica</strong> è cambiata nel tempo insieme alle conoscenze sul tema. Per questo ad oggi ci sono oggi tante persone che hanno ricevuto diagnosi di autismo solo da adulti ed esistono persone adulte autistiche che non hanno diagnosi o perché non ne hanno avuto occasione o perché non necessitano di supporto.</p>
<p>In alcuni casi, una persona nel corso della vita può perdere la diagnosi perché non necessita più di peculiare supporto, ma questo non significa che non sia più una persona autistica. Il malinteso che genera questa opzione porta molti clinici a non considerarla una scelta utile alla persona.</p>
</div></div><style>.vc_btn3-style-gradient-custom.vc_btn-gradient-btn-6a50ba43bf3d9:hover{color: #000000;background-color: #B8AD66;border: none;background-position: 100% 0;}</style><style>.vc_btn3-style-gradient-custom.vc_btn-gradient-btn-6a50ba43bf3d9{color: #000000;border: none;background-color: #EAEA85;background-image: -webkit-linear-gradient(left, #EAEA85 0%, #B8AD66 50%,#EAEA85 100%);background-image: linear-gradient(to right, #EAEA85 0%, #B8AD66 50%,#EAEA85 100%);-webkit-transition: all .2s ease-in-out;transition: all .2s ease-in-out;background-size: 200% 100%;}</style><div class="vc_btn3-container vc_btn3-left vc_do_btn" ><button data-vc-gradient-1="#EAEA85" data-vc-gradient-2="#B8AD66" class="vc_general vc_btn3 vc_btn3-size-lg vc_btn3-shape-rounded vc_btn3-style-gradient-custom vc_btn-gradient-btn-6a50ba43bf3d9">PERSONA AUTISTICA O PERSONA CON AUTISMO?</button></div>
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element" >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p><strong><span style="color: #99cc00;">“Persona con autismo” è una forma che mette la persona prima della diagnosi, mentre “persona autistica” considera l’autismo come parte dell’identità. Molte persone autistiche preferiscono questa seconda espressione perché riflette meglio il loro modo di essere e non separa artificialmente la persona dall’autismo.</span></strong><br data-start="314" data-end="317" /><strong><span style="color: #99cc00;">Quando possibile è sempre meglio chiedere la preferenza individuale.</span></strong><br data-start="385" data-end="388" /><strong><span style="color: #99cc00;">In generale, si consiglia di usare “persona autistica”, “persona nello spettro autistico” o “persona con diagnosi di autismo”.</span></strong></p>

		</div>
	</div>
<div  class="vc_do_toggle vc_toggle vc_toggle_arrow vc_toggle_color_orange vc_toggle_size_md"><div class="vc_toggle_title"><h4>Clicca qui per approfondire &quot;Persona autistica o persona con autismo?&quot;</h4><i class="vc_toggle_icon"></i></div><div class="vc_toggle_content"><p>PERSONA CON AUTISMO è un’espressione “<strong>person-first</strong>”, che vuole sottolineare la centralità della persona, a prescindere dalle proprie caratteristiche. La maggioranza delle guide di stile in ambito clinico e socio-educativo propongono questa forma.</p>
<p>PERSONA AUTISTICA è un’espressione “<strong>identity-first</strong>”, l’aggettivo sostantivato indica l’autismo come una caratteristica che identifica la persona. La maggioranza delle persone autistiche preferiscono questa espressione perché l’autismo è un’organizzazione neurologica, quindi connota la persona, il suo essere (come il mancinismo, il l’omosessualità, il daltonismo, ecc.). Secondo le persone autistiche l’espressione “persona con autismo” può far pensare che la persona e l’autismo siano due entità distinte, che esista una persona <em>oltre</em> l’autismo, trasmettendo un&#8217;immagine fuorviante e investendo l’autismo di un valore assolutamente negativo.</p>
<p>Inoltre, l’obiezione che viene fatta è che per essere davvero inclusivo il linguaggio “person-first” andrebbe utilizzato per tutte le persone, e quindi andrebbe specificato “persona senza autismo” o “persona con sviluppo tipico”. Dal momento che non è così la maggioranza delle persone autistiche ritiene che questo tipo di linguaggio, nato dalle migliori intenzioni, non funzioni.</p>
<p><strong><br />
</strong><strong>QUINDI, COSA È MEGLIO DIRE?</strong></p>
<p>Quando possibile è sempre preferibile <strong>chiedere direttamente alla persona come preferisce che si parli di lei</strong>.</p>
<p>Negli altri casi, Associazione BattiCinque sceglie di sostenere le preferenze della comunità autistica, quindi consiglia di utilizzare le seguenti espressioni:</p>
<ul>
<li>Persona nello spettro autistico</li>
<li>Persona autistica</li>
<li>Persona con diagnosi di autismo</li>
</ul>
</div></div><style>.vc_btn3-style-gradient-custom.vc_btn-gradient-btn-6a50ba43bf7b3:hover{color: #000000;background-color: #D0D087;border: none;background-position: 100% 0;}</style><style>.vc_btn3-style-gradient-custom.vc_btn-gradient-btn-6a50ba43bf7b3{color: #000000;border: none;background-color: #B7DC9C;background-image: -webkit-linear-gradient(left, #B7DC9C 0%, #D0D087 50%,#B7DC9C 100%);background-image: linear-gradient(to right, #B7DC9C 0%, #D0D087 50%,#B7DC9C 100%);-webkit-transition: all .2s ease-in-out;transition: all .2s ease-in-out;background-size: 200% 100%;}</style><div class="vc_btn3-container vc_btn3-left vc_do_btn" ><button data-vc-gradient-1="#B7DC9C" data-vc-gradient-2="#D0D087" class="vc_general vc_btn3 vc_btn3-size-lg vc_btn3-shape-rounded vc_btn3-style-gradient-custom vc_btn-gradient-btn-6a50ba43bf7b3">INCLUSIONE e ABILISMO</button></div>
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element" >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p><span style="color: #808000;"><strong>L’abilismo è una forma di discriminazione che esclude o svaluta le persone in base alle loro caratteristiche fisiche, sensoriali o cognitive, attraverso barriere, linguaggi o atteggiamenti.</strong></span><br data-start="189" data-end="192" /><span style="color: #808000;"><strong>Riduce la persona alla disabilità, invece di riconoscerne identità e valore, talvolta anche in forme “positive” ma comunque stereotipate.</strong></span><br data-start="329" data-end="332" /><span style="color: #808000;"><strong>L’inclusione, invece, considera la diversità come normale e si basa sull’adattamento dell’ambiente per garantire accessibilità e pari opportunità a tutti.</strong></span></p>

		</div>
	</div>
<div  class="vc_do_toggle vc_toggle vc_toggle_arrow vc_toggle_color_orange vc_toggle_size_md"><div class="vc_toggle_title"><h4>Clicca qui per approfondire &quot;Inclusione e abilismo&quot;</h4><i class="vc_toggle_icon"></i></div><div class="vc_toggle_content"><p>L’<strong>abilismo</strong> è una forma di discriminazione che prende di mira le persone in base alle loro differenti caratteristiche fisiche, sensoriali e mentali.</p>
<p>L’abilismo si può manifestare in modalità diverse:</p>
<ol>
<li>come barriere architettoniche;</li>
<li>come parole, atteggiamenti, comportamenti che escludono la persona con disabilità in quanto difettosa, inferiore (uso di parole legate alla disabilità come insulti, atteggiamento buonista, pietista, “bambini speciali”, ecc.)</li>
<li>come parole, atteggiamenti, comportamenti che rappresentano le persone con disabilità come fonte di ispirazione per i neurotipici esclusivamente o in parte per la loro disabilità (<em>pornografia motivazionale </em>o<em> inspiration porn</em>: ad esempio “nonostante la sua disabilità è riuscito a laurearsi, è un eroe!”, “se ci è riuscito lui che è autistico, posso farlo anche io!”, ecc.).</li>
</ol>
<p>In entrambi i casi la diversità, ciò che si discosta da quanto considerato “normale”, assume un valore negativo e la persona, il suo nome, cognome, professione, le sue caratteristiche, interessi, pregi, difetti, bisogni è in secondo piano rispetto al suo presunto deficit.  Questo mettere al centro la disabilità di una persona e non la persona stessa toglie ad essa autorevolezza, non la pone in situazione di parità rispetto alle altre persone e, in questo modo, viene discriminata.</p>
<p>L’<strong>inclusione </strong>è una prospettiva che considera le differenze tra esseri umani, la normalità. Essere diversi è normale.</p>
<p>In quest’ottica le scelte che riguardano la collettività devono considerare questa diversità per garantire maggiore accessibilità possibile, non solo fisica (ai luoghi), ma anche culturale (accedere al sapere, all’apprendimento) e politica.</p>
<p>L’inclusione si basa sul modello bio-psico sociale della disabilità. Questo modello spiega che la condizione di disabilità è data dall’interazione della persona (con le proprie caratteristiche) con l’ambiente, il quale può offrire facilitatori oppure barriere.</p>
<p>Il focus dell’attenzione è quindi l’ambiente, la società, come essa può costruirsi e modificarsi per diventare accessibile a tutte le persone.</p>
</div></div><h2 style="text-align: center;font-family:Alegreya;font-weight:400;font-style:normal" class="vc_custom_heading vc_do_custom_heading" >PER APPROFONDIRE</h2>
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element" >
		<div class="wpb_wrapper">
			<ul>
<li><a href="https://www.bossy.it/abilismo-linguaggio-termini-disabilita.html">https://www.bossy.it/abilismo-linguaggio-termini-disabilita.html</a></li>
<li><a href="https://www.fabrizioacanfora.eu/a-disabilandia-si-tromba"><u>https://www.fabrizioacanfora.eu/a-disabilandia-si-tromba </u></a></li>
</ul>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div></div></div></div></div>
</div><p>L'articolo <a href="https://www.associazionebatticinque.com/quali-parole/">Quali Parole: parliamo di autismo</a> proviene da <a href="https://www.associazionebatticinque.com">Associazione Batticinque</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il Videomodeling</title>
		<link>https://www.associazionebatticinque.com/il-videomodeling/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[silvia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Jun 2020 05:46:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[videomodeling]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.associazionebatticinque.com/il-videomodeling/">Il Videomodeling</a> proviene da <a href="https://www.associazionebatticinque.com">Associazione Batticinque</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-8"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><h2 style="font-size: 30px;text-align: center;font-family:Federo;font-weight:400;font-style:normal" class="vc_custom_heading vc_do_custom_heading vc_custom_1616944774844" >IL VIDEOMODELING</h2>
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			<p>Molti dei comportamenti e delle abilità che apprendiamo nel corso della nostra vita sono stati acquisiti naturalmente tramite l’imitazione; impariamo a svolgere dei compiti e a eseguire azioni nuove osservando e imitando le azioni delle altre persone, che fungono da modelli.<br />
Si tratta della <strong>Teoria dell’apprendimento sociale</strong> di Albert Bandura, che nel 1977<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a> affermò, appunto, che i nostri apprendimenti non avvengono solo per esperienza diretta con gli oggetti  ma anche per esperienza indiretta, tramite cioè osservazione di altri individui.<br />
Bandura ha utilizzato il termine modeling per individuare un processo di apprendimento che avviene quando il comportamento di un individuo “osservante” si modifica in seguito al comportamento di un altro individuo “osservato” (modello).<br />
È possibile quindi utilizzare questa capacità degli individui di imparare osservando e imitando, per insegnare nuovi comportamenti utili, sfruttando le caratteristiche del modeling per ottimizzare gli apprendimenti.<br />
Le conoscenze attuali sul sistema dei<strong> neuroni specchio</strong><a href="#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a>, sistema diffuso, non localizzato, che coinvolge numerose aree cerebrali, ci dicono che l’osservazione di azioni intenzionali ed espressioni facciali dell’altro attiva in noi le stesse reti neurali che si attivano quando siamo noi stessi ad agire.<br />
Questo suggerisce che questo sistema sia coinvolto nello sviluppo delle abilità di imitazione, di comunicazione gestuale non verbale e di comunicazione verbale, così come nelle reazioni empatiche e nella teoria della mente. Emerge dunque come l’osservazione dell’altro abbia un ruolo fondamentale nel funzionamento del cervello sociale e, di conseguenza, nell&#8217;apprendimento.<br />
Saper osservare e imitare significa avere accesso a continue occasioni di apprendimento. D’altro canto, avere difficoltà nell&#8217;identificare gli stimoli socialmente salienti e nell&#8217;imitare spontaneamente le azioni altrui ostacola l’accesso alla maggior parte delle occasioni di apprendimento naturale.<br />
La tecnologia può aiutarci a massimizzare le potenzialità del modeling, eliminando alcune difficoltà che esso presenta e aumentandone le possibilità, attraverso il videomodeling.</p>
<p>Il <strong>videomodeling</strong> è una modalità di insegnamento che, attraverso l’osservazione e la successiva imitazione di un video, permette di imparare lo svolgimento di un comportamento o una serie di comportamenti.<br />
I principi di apprendimento per imitazione vengono così trasferiti da un setting dal vivo ad uno videoregistrato: si possono realizzare brevi filmati (della durata minore di quattro minuti) che mostrino al bambino (o all&#8217;adulto. Tutti possono imparare attraverso questa metodologia, basti pensare all’enorme numero di tutorial presenti su internet) un modello impegnato nello svolgimento di un comportamento target. Le immagini possono essere accompagnate da spiegazioni verbali che descrivono i vari comportamenti.<br />
Con il videomodeling è possibile insegnare un’ampia varietà di comportamenti, a partire dalle autonomie personali (lavare le mani, indossare i vestiti) abilità sociali e comunicative (come presentarsi ad una persona sconosciuta, come intavolare una conversazione) attività quotidiane (preparare la colazione, caricare la lavastoviglie) e persino azioni eccezionali e impreviste (<span style="color: #33cccc;"><a style="color: #33cccc;" href="https://www.associazionebatticinque.com/videomodeling-faccio-il-test-rapido-e-forse-il-tampone/">come essere sottoposti agli esami di screening per il coronavirus</a></span>).</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1"></a></p>
<div class="wpb_text_column wpb_content_element">
<div class="wpb_wrapper"></div>
</div>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Bandura, Albert (1977), <em>Social Learning Theory</em>, Prentice Hall, Englewood Cliffs, NJ</p>
<p><a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> Rizzolatti, Giacomo; Vozza, Lisa (2008), <em>Nella mente degli altri, </em>Zanichelli Editore</p>
<div class="wpb_text_column wpb_content_element">
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									<h3 class="entry-title title">
						<a href="https://www.associazionebatticinque.com/videomodeling-faccio-il-test-rapido-e-forse-il-tampone/" rel="bookmark">Videomodeling: Faccio il Test Rapido e forse il Tampone</a>
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RISPETTO AL MODELING DAL VIVO</h2>
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element" >
		<div class="wpb_wrapper">
			<ol>
<li>Ci sono casi in cui un individuo può essere poco portato all’osservazione e alla successiva imitazione di comportamenti dal vivo. È il caso di alcuni soggetti autistici (non tutti, e non solo loro), che tendono a non focalizzare l’attenzione sulle persone concentrandosi maggiormente sugli oggetti, oppure che si lasciano “distrarre” da altri elementi nel contesto, perdendosi di fatto quello che, secondo chi vuole insegnare, è l’elemento importante: il comportamento target.</li>
<li>Il video permette di esercitare un maggiore controllo nei riguardi di ciò che si vuole effettivamente mostrare: è possibile preparare un setting ad hoc, che elimini tutto ciò che potrebbe creare distrazione e tutti i rumori imprevisti.</li>
<li>Un videomodeling può essere visto e rivisto, con frequenza variabile, in ogni luogo in cui sia presente un supporto (a casa, a scuola, in un centro riabilitativo, a casa di amici, dei nonni…) e, una volta filmato, non richiede ogni volta le stesse attenzioni che richiederebbe mettere di nuovo in scena il comportamento dal vivo.</li>
<li>Il videomodeling è motivante: molti bambini sono maggiormente interessati ad osservare un filmato piuttosto che un’azione dal vivo.</li>
</ol>
<div class="wpb_text_column wpb_content_element"></div>
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</div>

		</div>
	</div>
</div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-4"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="vc_empty_space"   style="height: 55px"><span class="vc_empty_space_inner"></span></div><h2 style="font-size: 25px;text-align: center;font-family:Federo;font-weight:400;font-style:normal" class="vc_custom_heading vc_do_custom_heading" >TIPOLOGIE DI VIDEOMODELING</h2>
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element" >
		<div class="wpb_wrapper">
			<div class="wpb_text_column wpb_content_element">
<div class="wpb_wrapper">
<ul>
<li><strong>Videomodeling classico</strong>: nel filmato si può osservare il modello che emette il comportamento target</li>
<li><strong>Point of view videomodeling</strong>: il comportamento viene filmato dal punto di vista dell’osservatore, mostrando quindi ciò che egli vedrebbe compiendo l’azione in prima persona (per esempio l’inquadratura può essere puntata sulle mani del modello, tenendo la telecamera vicina al suo viso)</li>
<li><strong>Videoselfmodeling</strong>: l’osservatore osserva se stesso, registrato precedentemente, eseguire l’azione nel modo corretto (per alcuni soggetti questo è molto motivante e permette un’altissima immedesimazione che, per forza di cose, è molto minore osservando un modello)</li>
<li><strong>Video prompting</strong>: il filmato è suddiviso in brevi sequenze, ognuna di esse osservabile singolarmente e descritta con spiegazioni puntuali.</li>
</ul>
</div>
</div>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1"></a></p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="vc_empty_space"   style="height: 55px"><span class="vc_empty_space_inner"></span></div><h2 style="font-size: 25px;text-align: center;font-family:Federo;font-weight:400;font-style:normal" class="vc_custom_heading vc_do_custom_heading" >COME SI CREA UN VIDEOMODELING?</h2>
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element" >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p style="text-align: left;"><span style="color: #333333; font-size: 16px;">Creare un videomodeling comporta agire in tre fasi:</span></p>
<div class="wpb_text_column wpb_content_element">
<div class="wpb_wrapper">
<p>1) <strong>Pre-produzione</strong>, la fase di pianificazione in cui:</p>
<ul>
<li>Definire il tema: identificare il comportamento da insegnare in modo chiaro e univoco;</li>
<li>Scrivere la sceneggiatura distinguendo video (dove, chi, cosa fa, sequenza di azioni, quale inquadratura per ogni azione) e audio (voce fuori campo registrata in post-produzione, voce del protagonista o senza audio);</li>
<li>Disegnare uno storyboard;</li>
<li>Pianificare la durata del video;</li>
</ul>
<p>2) <strong>Produzione</strong>, la fase di realizzazione delle riprese per la quale è necessario:</p>
<ul>
<li>Procurarsi un’attrezzatura adeguata, girare i video in orizzontale se si usa uno smartphone;</li>
<li>Girare le riprese alternando in modo strategico e precedentemente pianificato 3 inquadrature-chiave: soggettiva (inquadratura che si sostituisce agli occhi del protagonista), oggettiva (inquadratura dal punto di vista dell’osservatore) e dettaglio (inquadratura stretta che focalizza l’attenzione sull’azione su oggetti);</li>
<li>Evitare salti temporali e di luogo;</li>
<li>Valutare suoni e rumori.</li>
</ul>
<p>3) <strong>Post-produzione</strong>, la fase di editoria del video, in cui:</p>
<ul>
<li>Realizzare un “montaggio invisibile”, che non si nota, senza interrompere l’azione con elementi grafici (come le transizioni);</li>
<li>Registrare e aggiungere l’audio, se necessario, ma senza mai fare riferimento a cose che non si vedono nel video.</li>
</ul>
</div>
</div>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div>
</div><p>L'articolo <a href="https://www.associazionebatticinque.com/il-videomodeling/">Il Videomodeling</a> proviene da <a href="https://www.associazionebatticinque.com">Associazione Batticinque</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Le Storie Sociali</title>
		<link>https://www.associazionebatticinque.com/le-storie-sociali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[thespace]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jun 2020 10:14:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[storiasociale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.associazionebatticinque.com/?p=3800</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.associazionebatticinque.com/le-storie-sociali/">Le Storie Sociali</a> proviene da <a href="https://www.associazionebatticinque.com">Associazione Batticinque</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-6"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="vc_row wpb_row vc_inner vc_row-fluid"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><h2 style="font-size: 30px;text-align: center;font-family:Federo;font-weight:400;font-style:normal" class="vc_custom_heading vc_do_custom_heading vc_custom_1616942351801" >COS’È UNA STORIA SOCIALE?</h2></div></div></div></div>
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element vc_custom_1616942362287" >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p>Una <b>storia sociale </b>è una “storia” che racconta attraverso il testo e le illustrazioni una situazione sociale e spiega, in modo semplice e chiaro, come potersi comportare e perché farlo.<br />
Questa strategia può aiutare a comprendere meglio situazioni e comportamenti e quindi, di conseguenza, rende più semplice adeguarsi ad essi.<br />
È anche un’occasione per parlare insieme di un certo comportamento, associarlo a qualcosa di molto piacevole e, se è possibile, anche per “esercitarsi” a metterlo in pratica.<br />
Questo rende più probabile la riduzione dell’ansia, la collaborazione e l’apprendimento del comportamento descritto.<br />
Le storie sociali sono state create per rispondere alle difficoltà di tipo sociale di persone autistiche, ma possono essere utili a tutti, in particolare ai bambini, agli anziani e agli individui che per diverse ragioni possono avere difficoltà a comprendere alcune situazioni e le motivazioni per cui è necessario adottare certi comportamenti.<br />
Le Storie Sociali, secondo le parole della loro ideatrice, Carol Gray, non servono a forzare il soggetto a fare ciò che vogliamo noi ma a dargli, attraverso un modello, tutti gli strumenti per capire e dare un senso alle situazioni sociali, che potrebbero sembrargli incomprensibili, e a renderlo in grado di scegliere come comportarsi ed essere autonomo. L’obiettivo primario è quindi aiutare le persone all’autodeterminazione e alla competenza sociale.</p>
<p>Le storie sociali che si trovano in rete, come quelle che si trovano nel sito dell’Associazione BattiCinque, sono standard e possono essere utili e aiutare un gran numero di bambini/adulti…ma non tutti.<br />
Ci sono persone che hanno un pensiero piuttosto rigido e faticano a generalizzare quello che leggono, quindi potrebbero in qualche caso leggere una storia sociale e credere che ciò che vi è scritto si riferisca solo al ragazzo raffigurato nella storia e non a lui. Inoltre alcuni particolari della storia sociale potrebbero non rispecchiare al 100% la situazione reale di chi legge e quindi rendere vani tutti i contenuti della storia stessa. Pensiamo per esempio alla Storia sociale di BattiCinque “lavo le mani” che descrive passo a passo le azioni necessarie al lavaggio delle mani. In essa si parla di carta asciugamani, perché è stata pensata per un preciso contesto scolastico nel quale ci si asciuga le mani con dei tovaglioli di carta presi da un dispenser a parete. Per un bambino con un pensiero particolarmente rigido e che fatica a generalizzare, questa storia sociale non sarà utile a comprendere cosa fare e come farlo se nella sua abitazione al posto delle salviette usa e getta c’è un asciugamano. Quando si vuole presentare una storia sociale ad un bambino che sappiamo essere così preciso e inflessibile, si dovrà personalizzare e adattare la storia sia nei testi che nelle immagini, utilizzando, per esempio, le foto del bambino stesso.</p>

		</div>
	</div>
</div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-6"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><h2 style="font-size: 35px;text-align: center;font-family:Federo;font-weight:400;font-style:normal" class="vc_custom_heading vc_do_custom_heading" >LE STORIE SOCIALI DI BATTICINQUE</h2><h2 style="font-size: 20px;text-align: center;font-family:Alef;font-weight:400;font-style:normal" class="vc_custom_heading vc_do_custom_heading" >Tutte le storie sociali di BattiCinque sono a cura di<br />
Silvia Merli e Giada Selva</h2><div class="vc_row wpb_row vc_inner vc_row-fluid"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="woodmart-blog-holder blog-shortcode  masonry-container woodmart-spacing-20 row blog-pagination-infinit" id="6a50ba43c7cec" data-paged="1" data-atts="{&quot;post_type&quot;:&quot;post&quot;,&quot;include&quot;:&quot;&quot;,&quot;custom_query&quot;:&quot;&quot;,&quot;taxonomies&quot;:&quot;109&quot;,&quot;pagination&quot;:&quot;infinit&quot;,&quot;parts_media&quot;:true,&quot;parts_title&quot;:&quot;1&quot;,&quot;parts_meta&quot;:&quot;0&quot;,&quot;parts_text&quot;:&quot;0&quot;,&quot;parts_btn&quot;:&quot;0&quot;,&quot;items_per_page&quot;:&quot;6&quot;,&quot;offset&quot;:&quot;&quot;,&quot;orderby&quot;:&quot;date&quot;,&quot;order&quot;:&quot;DESC&quot;,&quot;meta_key&quot;:&quot;&quot;,&quot;exclude&quot;:&quot;&quot;,&quot;class&quot;:&quot;&quot;,&quot;ajax_page&quot;:&quot;&quot;,&quot;img_size&quot;:&quot;200x200&quot;,&quot;blog_design&quot;:&quot;mask&quot;,&quot;blog_carousel_design&quot;:&quot;masonry&quot;,&quot;blog_columns&quot;:&quot;2&quot;,&quot;blog_spacing&quot;:&quot;20&quot;,&quot;speed&quot;:&quot;5000&quot;,&quot;slides_per_view&quot;:&quot;3&quot;,&quot;wrap&quot;:&quot;&quot;,&quot;autoplay&quot;:&quot;no&quot;,&quot;hide_pagination_control&quot;:&quot;&quot;,&quot;hide_prev_next_buttons&quot;:&quot;&quot;,&quot;lazy_loading&quot;:&quot;no&quot;,&quot;scroll_carousel_init&quot;:&quot;no&quot;,&quot;scroll_per_page&quot;:&quot;yes&quot;,&quot;search&quot;:&quot;&quot;}" data-source="shortcode">
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						<a href="https://www.associazionebatticinque.com/ricordo_il_mio_animale/" rel="bookmark">Storia sociale &#8211; Ricordo il mio cane/Ricordo il mio gatto</a>
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						<a href="https://www.associazionebatticinque.com/storia-sociale-fratellino-sorellina/" rel="bookmark">Storia sociale &#8211; Arriva un fratellino o una sorellina!</a>
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						<a href="https://www.associazionebatticinque.com/storia-sociale-dolore/" rel="bookmark">Storia sociale &#8211; Mi fa male qui</a>
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						<a href="https://www.associazionebatticinque.com/storia-sociale-rabbia/" rel="bookmark">Storia sociale &#8211; Cosa fare quando arriva la rabbia?</a>
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						<a href="https://www.associazionebatticinque.com/baci-e-abbracci/" rel="bookmark">Storia sociale &#8211; Baci e abbracci. A chi? E quando?</a>
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						<a href="https://www.associazionebatticinque.com/mifaivolare/" rel="bookmark">BattiCinque, mi fai volare!</a>
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	<div class="wpb_text_column wpb_content_element" >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p style="text-align: left;">Leggendo delle storie sociali ci può sembrare che esse siano estremamente semplici. In effetti lo sono nella lettura, ma non lo sono nell’ideazione e nella stesura. Carol Gray ci indica alcune regole da seguire per scrivere una storia sociale efficace, sulla base della sua lunga esperienza.</p>

		</div>
	</div>
<div  class="vc_do_toggle vc_toggle vc_toggle_default vc_toggle_color_default vc_toggle_size_md"><div class="vc_toggle_title"><h4>Leggi tutto l&#039;articolo sulle Storie Sociali</h4><i class="vc_toggle_icon"></i></div><div class="vc_toggle_content"><div class="wpb_text_column wpb_content_element">
<div class="wpb_wrapper"></div>
</div>
<div class="wpb_text_column wpb_content_element">
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<ol>
<li style="list-style-type: none;">
<ol>
<li style="list-style-type: none;">
<ol>
<li>Un obiettivo chiaro: occorre definire in modo preciso di quale argomento tratterà la storia e tale obiettivo deve essere sia significativo sia fisicamente e mentalmente sicuro per il lettore. Questo significa che si dovrebbero evitare storie sociali su argomenti futili, che non hanno impatto positivo sulla vita del destinatario o che possano metterlo in una situazione di pericolo.</li>
<li>L’autore deve prendersi i suoi tempi per raccogliere informazioni sul destinatario della storia e sul suo comportamento in relazione all’argomento scelto. Inoltre deve fermarsi a riflettere sull’argomento stesso, soffermandosi su aspetti che normalmente vengono dati per scontati.</li>
<li>Tre parti e un titolo: ogni storia deve avere un titolo chiaro che rispetti l’argomento trattato e una struttura narrativa solida. Il testo infatti sarà composto da una introduzione che chiarifica l’argomento della storia, un corpo centrale che aggiunge dettagli e una conclusione che generalmente raggruppa il nocciolo delle informazioni trattate e spiega perché è conveniente comportarsi socialmente in un determinato modo.</li>
<li>La storia sociale deve essere costruita sugli interessi del destinatario, sulle sue abilità, sui suoi tempi di attenzione e possibilmente tenendo conto dei suoi talenti.</li>
<li>Ci sono cinque fattori che riguardano la “voce” della storia e i vocaboli utilizzati:
<ol>
<li>La storia deve essere scritta in prima o terza persona. Scegliamo ciò che pensiamo favorisca l’immedesimazione del nostro destinatario</li>
<li>I tempi verbali devono essere semplici, è preferibile l’uso del presente, del passato prossimo e del futuro semplice. In generale devono contenere la terminologia e le categorie semantiche che il destinatario è in grado di comprendere.</li>
<li>Il tono generale deve essere calmo, paziente e supportivo. Meglio esprimere i concetti in positivo ed evitare i “NON”: se è necessario fare riferimento a comportamenti negativi da evitare, è bene raccontarli in terza persona (a volte le persone buttano le cartacce a terra. Questo è sbagliato) Buona parte della storia dovrebbe concentrarsi nel descrivere comportamenti che già il bambino padroneggia, che già sa fare bene, per evitare che l’intera storia si presenti come uno scoglio insormontabile e magari provochi sfiducia e timore, piuttosto che sicurezza in se stessi. È utile inserire frasi motivanti, in cui si lodano i comportamenti appropriati.</li>
<li>Importantissima l’accuratezza letterale, per andare incontro a chi ha delle forti rigidità nell’interpretazione delle frasi. Vengono spesso utilizzate espressioni come “a volte” o “di solito” per specificare meglio l’eventualità ed evitare l’apprendimento da parte del destinatario di regole sociali troppo inflessibili.</li>
<li>Anche il significato deve essere accurato: non è consigliabile dare per certa un’informazione che è solo possibile o probabile. (Per esempio non diremo: “dopo pranzo uscirò in giardino” senza considerare l’ipotesi che possa piovere e impedire al ragazzo di uscire).</li>
</ol>
</li>
<li>Sei domande: le famose sei domande “WH” ci ricordano quali informazioni di base includere nella storia affinché sia chiara e comprensibile.
<ol>
<li>WHO? Chi? Persone rilevanti nella storia.</li>
<li>WHAT? Cosa? Descrivere in modo chiaro i comportamenti target.</li>
<li>WHEN? Quando? Informazioni correlate ai tempi. In quali occasioni i comportamenti descritti nella storia sono validi? Per quanto tempo?</li>
<li>WHERE? Dove? Informazioni sui luoghi in cui i comportamenti sono validi.</li>
<li>WHY? Perché? Informazioni sulle motivazioni di un determinato comportamento, che possono anche essere spiegazioni sull’intersoggettività, sullo stato d’animo altrui, o sulle conseguenze concrete che determinati comportamenti possono avere su se stessi, sugli altri o sull’ambiente.</li>
<li>HOW? Come? Informazioni sulla modalità più corretta, o preferibile, di mettere in atto un comportamento</li>
</ol>
</li>
<li>Le frasi utilizzate nelle storie sociali possono essere di vario genere:
<ol>
<li>Descrittive: forniscono informazioni oggettive, descrivono ciò che succede e non aggiungono opinioni.</li>
<li>Soggettive: forniscono informazioni sugli stati d’animo delle persone, i pensieri, le emozioni.</li>
<li>Direttive: suggeriscono il tipo di comportamento preferibile nella situazione precedentemente descritta.</li>
<li>Affermative: utilizzate per rafforzare il contenuto delle frasi descrittive, aggiungono informazioni per far capire meglio il contesto e spesso descrivono il senso comune in una determinata cultura.</li>
<li>Nelle storie sociali più complesse, dedicate a ragazzi più grandi o a chi ha competenze comunicative e sociali più avanzate, possono essere presenti altri tipi di frasi:
<ol>
<li>Cooperative: frasi che ricordano al destinatario che è possibile ricevere aiuto da parte delle altre persone.</li>
<li>Parziali: frasi che si interrompono e permettono al ragazzo di completare la frase nel momento in cui la legge, ipotizzando il comportamento successivo.</li>
</ol>
</li>
</ol>
</li>
<li>Questo principio sottolinea come le frasi direttive siano molto importanti nonché il nucleo dell’apprendimento in una storia sociale. Tuttavia esse non devono essere in numero predominante nella storia, devono invece essere poche e intervallate da molte frasi descrittive e soggettive. Su un totale di dieci frasi, quelle direttive dovrebbero essere una o due. Questo per evitare di dare alla storia un tono troppo autoritario, rischiando di provocare il rifiuto nel destinatario, inoltre come è stato già sottolineato la storia deve fornire informazioni su come funziona la società e su come è possibile comportarsi in modo socialmente accettato, deve fornire gli strumenti, non obbligare a comportarsi in un certo modo. Perciò la storia sociale deve descrivere più che dirigere.</li>
<li>Revisionare e perfezionare: la storia sociale può sempre essere rivista, integrata, modificata e ultimata, a seconda delle esigenze del lettore.</li>
<li>Le regole che supportano la costruzione della storia devono essere evidenti anche durante il suo utilizzo, durante la lettura. La storia deve essere letta al destinatario, o con il destinatario o dal destinatario in prima persona, individuando i giusti momenti, in cui il suo stato d’animo sia favorevole, in luoghi silenziosi e senza disturbi, creando una routine. È bene introdurre il momento della lettura positivamente, monitorare le reazioni del destinatario durante la lettura, avere successive conversazioni per verificarne la comprensione.<br />
Inoltre sarebbe positivo creare e tenere ordinata una collezione di storie sociali del ragazzo, che possa consultare quando vuole. Se usate correttamente, le storie sociali possono diventare uno strumento che, oltre alla promozione di comportamenti socialmente accettati, permette ai destinatari di costruire con chi condivide questo momento con loro (genitori, fratelli, insegnanti, operatori, amici) una relazione basata sulla comprensione e la fiducia.</li>
</ol>
</li>
</ol>
</li>
</ol>
<p>Le storie sociali possono e dovrebbero essere accompagnate da immagini, sia per rendere la lettura più accattivante sia per risultare più chiare ed esplicative. Le immagini possono essere disegni, schemi o fotografie. La scelta delle immagini deve avvenire tenendo conto delle caratteristiche del destinatario, delle sue abilità nel decifrare le immagini e del suo grado di rigidità nel generalizzare.</p>
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</div>
</div></div></div></div></div></div>
</div><p>L'articolo <a href="https://www.associazionebatticinque.com/le-storie-sociali/">Le Storie Sociali</a> proviene da <a href="https://www.associazionebatticinque.com">Associazione Batticinque</a>.</p>
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